Alla vigilia del crossover Firewater/Basebog a Roma piove tantissimo ma Brian Chinetti c'e' abituato: in Olanda e' sempre cosi' e non si lamenta. Lo andiamo a prendere in albergo e lo portiamo a fare un giro in macchina.
Passiamo davanti a 'Pommidoro', Brian ama il cinema di Pasolini e vuole sapere quant'e' distante Pietralata, parliamo di 'Pasolini - una storia italiana' e dice che e' strano come in Italia certe ricostruzioni vengano affidate al cinema. Strano, si'.
Quando riusciamo a chiuderci in un posto dove mangiare, la conversazione si sposta sulla sua passione per l'Italia (e per l'italodisco in particolare) scivolando poi, lentamente, su musica, dischi, synth, tanto da rendere indistinti i contorni dell'intervista vera e propria... accendo il registratore.
Orgue Electronique e' il produttore della rivisitazione in chiave modernista della disco piu' visionaria e oscura e un protagonista della scena electro europea, un teorico della sintesi analogica che loda le potenzialita' dei software, uno che stampa dischi a ripetizione e che pero' si e' fatto lo studio in casa perche' altrimenti non suonerebbe. All'apparenza una contraddizione vivente, ma facendo una somma delle sue caratteristiche se ne ricava al contrario un musicista dallo stile coerente e lineare...
15-12-2003
SpaceLab

Un classico: da dove provieni? In essenza?
Certo, in essenza e musicalmente. Cosa ascoltavi da ragazzo? Vengo dall'Olanda... e ascoltavo musica elettronica. Electro, hiphop (che allora si chiamava electro)... in sostanza qualsiasi cosa suonata con una drum machine e dei synth.
E' ancora cosi'? Certo! anche se piu' tardi, negli anni, ho avuto un periodo durante il quale ho ascoltato punk rock e roba del genere, musica fatta con chitarre...
Tu non distingui l'electro tra groove e non-groove?Cche so, tra l'electrofunk americano e il synthpop europeo? No, e' tutta musica fatta con i synth. Non vedo grosse differenze tra Vangelis e Egyptian Lover, tutti e due usavano sintetizzatori e drum machines.
Tra l'altro tu produci musica elettronica... Certo, ci provo! Il fatto e' che sono del tutto incapace di suonare una chitarra, cosi' l'unica possibilita' che mi rimane e' quella.
E spesso lo fai insieme a Legowelt... che tipo di approccio avete alla vostra collaborazione? Ci mettiamo li' seduti in studio e la maggior parte delle volte uno di noi due - in genere io - tira fuori un giro. Quando comincia ad annoiarmi dico a Danny: 'Finiscilo tu'. Lui ci mette le mani e quando comincia ad annoiarsi mi dice: 'Pensaci tu' e cosi' via... finche' non ci ritroviamo ad essere tutti e due soddisfatti del risultato. Certe volte invece iniziamo da uno spunto, che so, un tipo che vuole incontrare una tipa. E partendo da quello facciamo un disco.
Quindi lavorate come una vera e propria band... Forse si'... in un certo qual modo. noi pero' non discutiamo, non ci prendiamo sul serio come una vera band. Passiamo un sacco di tempo a leggere fumetti, lo studio e' pieno di fumetti e io ci vado principalmente per quello.
Quando sei da solo invece ti lasci guidare dal suono o segui un'idea? No, inizio sempre con una linea di basso - uso un preset qualsiasi - e su quella faccio modifiche man mano che si sviluppa.
L'apertura del tuo live e' affidata a 'The Plot', traccia uscita sulla prima compilation della Molotov Records e sul terzo capitolo di Snow Robots per la canadese Suction, e' l'ultima cosa che hai fatto o hai lavorato su altro? No, dopo 'The Plot' non ho fatto niente, sono stato seduto in casa a guardare la tv...
Seriamente: ho fatto un nuovo disco che uscira' su Creme a gennaio, anche se non si tratta di materiale 'nuovo': il mio modo di lavorare con la musica e' tutto un prendere e riprendere pezzi di canzoni buttati giu' negli anni, abbandonati perche' magari nel momento in cui erano stati abbozzati mi avevano annoiato.
Quindi la noia e' il tuo tema, in musica. Si' si', mi annoio moltissimo!
Com'e' stato lavorare al CEM (Centre for Electronic Music Amsterdam) per la registrazione di 'Arpy My Modular Friend' (Vynalogica 2)? Poter mettere le mani su quei mostri... Io e Danny eravamo esaltati dall'idea di poter suonare con certi synth - L'Arp 2500! -, dall'idea di poter avere un approccio diverso allo strumento che pensavamo ci avrebbe permesso di fare qualcosa di veramente sperimentale. E invece no, alla fine quel disco suona come tutte le altre nostre produzioni (credo di non essere d'accordo, ndr). Questo perche' non e' lo strumento che conta ma l'uso che ne fai.
Io trovo positivo l'avvento dei virtual synth perche' danno la possibilita' a tutti di affrontare il processo creativo, senza barriere, di dire: 'Lo posso fare anch'io!'. E' una cosa punk, mi piace.
Com'e' la tua collaborazione con la Bunker, pensi di fare ancora dischi con loro? Io non faccio molti dischi e la nostra collaborazione e' basata sull'amicizia, quindi per me non e' un problema pubblicare musica con loro.
La mia impressione, aldila' del valore intrinseco delle produzioni, e' che negli ultimi tempi non stia uscendo niente di veramente nuovo. Addirittura alcune delle label che si erano rese protagoniste alle origini della nuova scena electro stanno ripescando produttori dagli anni '80... Detto che nessuno decide di fare electro ma suona quello che gli piace, credo che il fenomeno che dici tu sia causato dal fatto che questa generazione di produttori, come me, e' cresciuta negli anni '80...
Come te e come Dj Hell? Certo! Io, lui e per esempio I-f, abbiamo le stesse basi e sono convinto che lui faccia davvero quello che gli piace, ma l'approccio e' diverso. La differenza sta tra il sentire emotivamente la musica che si fa e il pensare 'che figa sta cosa!'... per me pero' e' difficile giudicare, non sono affatto sicuro di me stesso: puo' essere che io faccia musica che amo davvero, ma puo' anche essere che io sia semplicemente una 'fashion victim'.
Alexander della Invasion Planete divide le due cose tra produttori che fanno electro e produttori house che provano a fare electro... Mi piacerebbe poter dire che sono d'accordo con lui perche' questo mi metterebbe al sicuro.
Ma prendi Miss Kittin, anche lei ha trent'anni e anche lei e' cresciuta con la musica degli anni '80. Io sono sicuro che l'approccio con cui ascoltiamo o facciamo musica sia lo stesso, non possono esserci grosse differenze. Alexander pero' ha ragione su una cosa: una grossa parte dell'electro contemporanea e' molto vicina alla techno e come la techno e' monotona e ripetitivia. E' techno con un gancio all'electro. Io non produco electro, ma musica elettronica. Faccio riferimenti alla musica che mi piace che puo' essere l'electro certo, ma anche la house di Chicago... per esempio 'The Plot' suona come potrebbe suonare un pezzo di Jean Michelle Jarre: e' synthesizer music, con gli arpeggi e tutto il resto.
Quindi niente techno per Brian Chinetti... La techno manca di 'anima'. Quello che mi piace molto dell'italodisco - anche se non tutta, ovviamente - e' che c'e' *molto* dentro, c'e' anima.
Tempo fa - uno dei pochi dj set che ho fatto in Germania in uno di questi enormi techno parties - stavo suonando i miei dischi italo e mi divertivo come un pazzo, ma ho visto che la gente non si divertiva poi tanto, cosi' ho comiciato a suonare Chicago acid e roba del genere. E' arrivato un tipo e mi ha detto: 'hey! non puoi suonare musica per questo?' e mi indica il suo stomaco... io gli ho risposto che lo stomaco serve per consumare, per digerire e che a musica va sentita col cuore e col cervello.
Questa e' la techno, musica diretta allo stomaco.